sabato, marzo 21, 2009

Philip Watch cresce del 30% puntando su heritage e rapporto qualità/prezzo


Dopo aver archiviato un 2008 che vede l'housebrand Philip Watch crescere del 30% il Gruppo padovano conta di ripetere le performance anche nell'anno in corso. Coerenza, supporto al trade, velocità nel rispondere alle richieste del mercato e internazionalizzazione sono le linee guida per un anno difficile, ma da affrontare con forza e determinazione

"Abbiamo archiviato un 2008 molto positivo - spiega Matteo Morandi, General Manager Business Unit Watches and Licences di Morellato & Sector, a Modaonline -. Siamo molto soddisfatti perché i risultati confermano che le strategie che abbiamo deciso di adottare stanno portando i loro frutti". Frutti che consentono al Gruppo di veder crescere, nel 2008, del 30% il business legato all'housebrand Philip Watch (nella foto il modello Anniversary), distribuito esclusivamente nel canale delle orologerie/gioiellerie in circa 1.500 punti vendita in Italia e in 500 all'estero, mettendo a segno un dato in totale controtendenza. "I motivi del successo sono pochi e semplici. Primo fra tutti la coerenza. Philip Watch rappresenta l'unico esempio di orologio italiano (con meccanismi Swiss Made) che vanta una storia di 150 anni. La chiave del suo successo è, indiscutibilmente il binomio vincente tra tecnologia e passione italiana, al quale si aggiunge un rapporto qualità/prezzo unico nel mondo dell'orologeria". Un punto fondamentale, quest'ultimo, pilastro e concetto filosofico di base dell'intero Gruppo. "La nostra fortuna è quella di poter proporre al mercato oggetti di qualità a prezzi molto concorrenziali grazie alle sinergie che possiamo creare all'interno dell'azienda integrando tutte le fasi produttive e proponendoci al trade con una forza e una credibilità molto alta. Il nostro è un approccio di Gruppo riconosciuto come una realtà importante, affidabile e molto attenta alle richieste del mercato. Siamo assolutamente on the field e colloquiamo costantemente con il nostro trade che spesso ci trasmette dei suggerimenti che noi trasformiamo in prodotti. Uno dei nostri punti di forza è, infatti, la velocità nel rispondere alle esigenze del mercato e l'altro è quello di fornire un costante supporto alla nostra clientela". Elemento portante in un momento in cui la situazione economica pesa sempre più e le scelte del trade vanno a restringere il campo d'azione focalizzandosi su realtà capaci di valorizzare il proprio prodotto fornendo al punto vendita elementi capaci di rendere appeal l'offerta. "Crediamo che la comunicazione sia propedeutica al successo di un prodotto. E proprio per questo confermiamo tutti i nostri investimenti anche per il 2009 e puntiamo, per quanto concerne gli orologi ad una comunicazione che, attraverso uno scatto in still life del prodotto, possa trasmettere al consumatore l'heritage e la storia che sta dietro ad esso". Ma l'azienda non si siede certo sugli allori e, per l'anno in corso, conta di progredire ulteriormente. "Il contesto attuale è durissimo, ma nonostante ciò anche nel 2009 speriamo di ripetere le performance dello scorso anno. E' nostra intenzione spingere molto sull'internazionalizzazione puntando il mirino su Europa e USA aree nelle quali continueremo ad investire a largo raggio. Siamo consci che tutto lo spazio che ci stiamo conquistando sarà terreno fertile da coltivare per i prossimi 20 anni". Spazio all'interno del quale il comparto orologi rappresenta circa il 40% del turnover globale diviso equamente tra i ricavi provenienti dalle housebrand (Philip Watch e Sector Non Limits) e da quelli dei marchi in licenza (Roberto Cavalli, Just Cavalli, PirelliPzero, Miss Sixty e John Galliano). "Il rapporto di equilibrio tra marchi di proprietà e marchi in licenza è per noi perfetto. Siamo molto soddisfatti dei rapporti con i nostri licernzianti che vediamo come veri e propri partner. Attualmente crediamo che il nostro parco marchi sia realmente completo ed esaustivo e non andiamo alla ricerca di nulla di nuovo anche se teniamo gli occhi sempre aperti".



lunedì, marzo 16, 2009

Patek Philippe ref. 5207

























La gamma dei “Grandi Complicati” di Patek Philippe si arricchisce con con il nuovo 5207 un modello di grande prestigio che racchiude in sé alcune tra le più raffinate complicazioni meccaniche che si possano desiderare, in un connubio di tecnica ed eleganza senza eguali.

Il calibro R TO 27 PS QI a carica manuale, composto da 548 elementi, ha richiesto ben cinque anni di progettazione e può contare sulla regolazione di marcia Tourbillon, indicazione delle fasi lunari, alternanzia giorno/notte e su una raffinata funzione di ripetizione minuti. La caratteristica più interessante è però rappresentata dall’innovativo calendario perpetuo istantaneo, per il quale Patek Philippe ha depositato due brevetti esclusivi. Il giorno, la data ed il mese, visualizzati attraverso tre finestrelle, scattano contemporaneamente, al contrario di quanto avviene normalmente con i comuni orologi da polso. In un classico modello day-date, ad esempio, i ruotismi del movimento possono necessitare anche di qualche ora di differenza per aggiornare entrambe le indicazioni.

La cassa, realizzata in platino, ha un diametro di 41mm e offre la possibilità di montare due fondelli diversi, entrambi in dotazione. Quello standard è in platino massiccio, mentre il secondo dispone di un classico oblò in cristallo zaffiro attraverso il quale è possibile ammirare il raffinatissimo movimento.
Il quadrante del 5207 introduce la nuova esclusiva tonalità “Honey Gold” e presenta indici in oro bianco applicati, unitamente alla classica minuteria perlata. Le lancette sono in stile Dauphine, perfettamente intonate alla sobria eleganza di questo modello.

A causa della grande complessità di realizzazione, la referenza 5702 verrà prodotta in un limitato numero di esemplari. Il prezzo al pubblico è su richiesta.




Giuliano Mazzuoli, Contagiri 8C

Mazzuoli Contagiri 8C

Il connubio tra orologi e automobili riscuote da sempre grande successo ed è riconfermato dall’ultima realizzazione di Giuliano Mazzuoli. L’imprenditore toscano, ex pilota di vetture da corsa, ha infatti concepito una nuova versione del suo originalissimo Contagiri dedicato alla favolosa Alfa Romeo 8C Competizione.

Come il nome lascia presagire, la grafica del quadrante si ispira direttamente a quello della fuoriserie italiana e la tiratura dell’orologio è pari agli esemplari di 8C prodotti in edizione limitata. Il Contagiri ripropone la collaudata formula dell’unica lancetta retrogradante che si muove su un arco di 270°, tornando indietro in un decimo di secondo una volta raggiunte le ore 12.



Audemars Piguet Survivor

Audemars Piguet Royal Oak Offshore Survivor

Il 6 novembre scorso Audemars Piguet ha presentato l’ennesima evoluzione dell’inossidabile cronografo Royal Oak Offshore. Decisamente improntato alla massima sportività, il nuovo Survivor è un concentrato di soluzione tecnologiche avanzate e materiali all’avanguardia, assolutamente inedite per la Maison elvetica.

La cassa in titanio brunito ha un diametro di ben 42mm e garantisce non solo l’impermeabilità ma anche la protezione antimagnetica del movimento. Lo stesso materiale è utilizzato per la corona, i pulsanti cronografici e la tipica lunetta di forma ottagonale. Quest’ultima ha la parte superiore rivestita in ceramica, una soluzione attualmente molto in voga per gli orologi più sportivi. Il fondello invece presenta una particolare zona centrale antiscivolo.

Da non perdere il video di presentazione:

http://www.audemarspiguet.com/www08/survivor/index.html

Omega Speedmaster Alaska project

Omega Speedmaster Alaska Project

Il nome Speedmaster è da sempre sinonimo di tradizione, grazie a una formula che si rivela vincente da ormai quarant’anni. Con l’ultima declinazione del suo storico cronografo, Omega ha voluto proporre qualcosa di davvero innovativo, presentando un modello estremamente tecnico che si discosta nettamente da quanto già visto in passato.

Il nuovo Speedmaster Alaska Project è concepito per sopportare le più rigide condizioni di utilizzo, mantenendo efficenza e precisione anche in presenza di temperature proibitive come quelle spaziali. Le sue origini risalgono ai primi anni ‘70, quando la NASA richiedeva un orologio adatto alla missione diretta sulla “faccia oscura” della Luna. La spedizione non venne mai compiuta e lo speciale Moonwatch venne dimenticato fino al 2007, quando venne messo all’asta monotematica Omegamania, spuntando la ragguardevole quotazione di 64.900 franchi svizzeri.




rolex submariner oro bianco

Rolex Submariner 116619

Dopo anni di attesa, il 2008 ha finalmente visto la nascita del Rolex submariner realizzato in oro bianco, l’ultimo tassello per completare l’ampia gamma dell’orologio subacqueo più famoso al mondo. Da oltre trent’anni infatti il Submariner è proposto nel convenzionale oro giallo 18kt, ma il più discreto oro bianco è sempre rimasto tra i desideri degli appassionati.

Il nuovo modello assume la referenza 116619 LB, dove la sigla alfabetica indica il colore della ghiera, precisamente lunette bleu. Il blu è il colore dominante del nuova creazione Rolex: di questo colore sono infatti sia il quadrante che l’inserto ghiera graduato, realizzato in Cerachrom sulla falsariga del GMT-master più recente.




martedì, marzo 10, 2009

L’alta orologeria svizzera non conosce crisi, anzi continua a crescere - AgoraVox Italia

http://www.agoravox.it/local/cache-vignettes/L300xH300/arton4541-cc319.jpg
Il settore dell’alta orologeria svizzera dopo aver raggiunto il record di 12 miliardi di € nel 2008, cifra straordinaria considerando la grave crisi economica che attanaglia il globo, promette addirittura un’ulteriore crescita nel 2009 come è possibile leggere dal magazine di marzo (focus 24) della Fondation De La Haute Horlogerie.

Nonostante ci sia una certa flessione negativa nel settore medio i settori medio alto e alto mostrano una forte crescita dovuta forse alla volontà d’ investire in oggetti preziosi dove l’alta orologeria svizzera è maestra. È inoltre probabile che chi può cerchi di esorcizzare la crisi globale anche sfoggiando costosissimi e raffinati orologi.

Il gruppo Richemont, proprietario di marchi straordinari nel mondo dell’alta orologeria come Vacheron Constantin, Baume & Mercier, Cartier e molti altri ha ottenuto un incremento del 10% rispetto al 2007 e le prospettive per il 2009 appaiono rosee.

Certamente tale tendenza è indicativa del fatto che le classi più agiate del pianeta non sentano la crisi e possano permettersi di spendere somme elevate in oggetti preziosi che possono essere a tutti gli effetti considerati beni rifugio oltre che stupendi monili da sfoggiare.

In un mondo preoccupato per il suo futuro ci sono alcuni settori, pochi in verità, che non temono la crisi, quello dell’alta orologeria svizzera è uno di questi, e ci sono ancora molti individui che possono permettersi ogni genere di lusso.

fonte: agoravox
autore: francesco rossolini

giovedì, febbraio 26, 2009

il collezionista rolex - davide blei

Il collezionista di Rolex

Intervista a Davide Blei



Il 22 marzo prossimo, la casa d'aste Patrizzi & Co metterà all'incanto a Milano la collezione di Rolex di Davide Blei: 114 pezzi rari e perfetti che daranno vita all'evento dell'anno nel campo delle aste di alta orologeria. Davide Blei racconta a Luxgallery la sua passione per Rolex, per il collezionismo, il rapporto con Patrizzi e spiega perché ha deciso di separarsi dal suo "tesoro".

Chi è Davide Blei?
Ho lavorato per tutta la vita nel campo della pubblicità, nella parte di media strategy, nell'azienda fondata da mio padre e poi assorbita da Rizzoli. Oggi ho più di 65 anni, sono in pensione e mi occupo delle mie collezioni e dei miei hobby. Mi ritengo un vero collezionista: di orologi Patek Philippe, Rolex, di arte contemporanea. Per dire, di Wahrol e Fontana ne ho avuti, li ho comprati per due lire e rivenduti per qualche milione per finanziare le altre mie collezioni.

Nulla si crea, nulla si distrugge...
Il collezionista non vende, baratta, magari passando attraverso il denaro, ma la filosofia è sempre quella del baratto. Per tutta la vita ho comprato, ceduto, reinvestito, "trafficato" e sono arrivato a oggi, pieno di collezioni. Ne ho anche una di accendini Dunhill a benzina, di bastoni erotici del Sette-Ottocento, di tappeti... Insomma, sono un collezionista. Punto.

Cosa significa essere un collezionista?
Vede, il collezionista si può fare solo se si ha molto gusto, perché solo con il gusto si possono scegliere oggetti che hanno valore e che alla fine permettono di vendere cose per comprarne altre. Quando mio padre è mancato mi ha lasciato alcune azioni, le ho vendute e con i soldi incassati ho cominciato a investire in quadri, in orologi: a un certo punto mi sono ritrovato con 166 Patek Philippe. Ai tempi erano orologi vecchi, non d'epoca, che costavano qualche milione di lire e che ora valgono qualche milione di euro.

Perché mettere all'asta i suoi Rolex?
Arrivato alla mia età, mi sono detto: che cosa lascio ai miei figli? Gli orologi, gli accendini e i bastoni erotici? Questi sono stati i miei giochini, la mia vita, non posso pensare che loro abbiano le mie stesse passioni. La risposta è stata: ora che vado in pensione, razionalizzo il mio patrimonio di collezionista e cerco di vendere, trasformare questi valori in denaro e con questo pagare l'appartamento a un figlio, qualcosa a un altro e via dicendo.

Quanti figli ha?
Due gemelli dal primo matrimonio, 30enni, già sistemati; dal secondo ne ho tre di 17, 15 e 11 anni. Devo impostare quella che sarà la vita dei prossimi 15 anni, dar loro una mano per quando avranno concluso l'iter educativo e cominceranno a entrare nel mondo del lavoro.

Perché partire proprio con Rolex?
Nasco come collezionista di Patek Philippe. Collezionandoli, mi sono accorto che l'eccellenza tecnica era la loro caratteristica numero uno, ma l'estetica in certi momenti c'era e in altri no. Siccome mi affascinava molto l'estetica, in Rolex ne ho scoperta una sovrana: per me sono gli orologi più belli mai prodotti, sia per cassa che per quadrante. Chi colleziona Rolex non guarda al meccanismo ma all'estetica, così come chi colleziona Patek guarda alle complicazioni e ai meccanismi. Se devo cominciare a vendere qualcosa comincio da Rolex perché è più popolare, interessa di più, è la bellezza.

E qui entra in scena la Patrizzi & Co...
Mi sono rivolto a Patrizzi per la sua indiscutibile professionalità, convenendo sul fatto che quest'asta sarà un'opportunità per entrambi, per cui cerchiamo di informare al meglio le persone comunicando l'evento a tutti. Poi il mercato deciderà, perché ci sono molti orologi in questa collezione che da tempo non si vedono alle aste, per cui è difficile dare loro un valore. Solo le aste lo fissano.

Il mercato ora, però, è imprevedibile...
Ho comprato a prezzi di mercato, vendo a prezzi di mercato e credo che questa asta di Rolex fisserà i prezzi per i prossimi 3-4 anni. Non sono preparato a svendere, non mi interessa fare il guadagno del secolo. La mia collezione è di pregio, tutta certificata da Rolex: 114 orologi autentici, belli, patrimonio di un collezionista che li ha curati pezzo per pezzo, unici nel loro genere. Se i privati si accorgeranno che l'asta è un'opportunità, il mercato farà il prezzo. Poi, se il totale degli incassi sarà più basso di ciò che avrei guadagnato in un altro momento, pazienza. Ho raccolto i miei Rolex non per fare una collezione completa ma una con i modelli più belli mai prodotti, secondo i miei gusti e comprando solo l'eccellenza.

C'è uno dei suoi Rolex da cui si separerà con più dispiacere?
Non direi. Ne tengo uno solo, un Day Date in oro bianco e quadrante giallo: lo faccio perché amo il giallo, non per altro. Possiamo dire che è quello da cui mi sarei separato meno volentieri? No, non è questione di valore o complicazione. Tutti gli orologi che ho acquistato li ho sempre comprati perché mi piacevano, da collezionista, da appassionato.

C'è un orologio a cui è legato un episodio particolare?
Uno singolo no, c'è la storia in un acquisto in blocco di 12 Day Date con quadranti di diversi colori che ho rilevato da un collezionista: l'unica volta in cui ho comprato da un collezionista perché quella cuvette mi aveva entusiasmato. E non sono orologi facili da trovare: quando sono stati creati, negli anni '60, i quadranti colorati non erano molto ricercati.

Che cosa è per lei il tempo? Un'ossessione, un'opportunità, un amico, un nemico?
Per me il tempo è un regolatore: sono una persona molto puntuale e cerco di sfruttare il tempo secondo le regole che mi sono dato per utilizzarlo. Il tempo oggi si restringe perché le persone non ne hanno, cercano di comprimere la loro vita in poco tempo. Io dico che tutti vivono al tempo degli spot pubblicitari: se una cosa dura più di 30 secondi, già non interessa più. Da una parte apprezzo il tempo perché mi consente di fare tante cose regolandolo, dall'altra lo odio perché viene preso troppo alla leggera e non dà la possibilità di esprimere tutto il potenziale che ciascuno ha.

Oltre alle collezioni, quali le altre passioni di Davide Blei?
Sono un grande velista, amo la barca a vela, gli spazi sconfinati e non amo l'affollamento. Per questo sono da sempre anche un grande sciatore. Non amo molto i viaggi, perché vorrei stare a lungo nei posti per capire, non per vedere.

Dà più soddisfazione una bella uscita in barca o un acquisto azzeccato?
Un'uscita in barca. Vivere momenti belli è più difficile che trovare un bell'orologio.

Davide Passoni

fonte:www.luxgallery.it

domenica, febbraio 15, 2009

le ore della passione

C'è chi compra, a un estremo, un'automobile per un puro e semplice scopo utilitaristico. All'altro capo dell'Universo c'è chi vede nella propria auto un'emanazione dello spirito. L'auto possiede caratteristiche fisiche ed estetiche in sintonia con il proprio carattere, i propri valori, il proprio esclusivo modo di “sentire” la passione automobilistica. In questo contesto, l'auto in sé e per sé è solo il punto di inizio. Questa, infatti, si interiorizza, permette di sviluppare un certo “gusto” nelle cose propagandosi e diffondendosi nella quotidianità e nel sistema degli atteggiamenti e dei desideri in una moltitudine di sfaccettature, fino alle più “frivole” ma significative: abbigliamento firmato, domenica in pista, weekend “on the road”, collezionismo di libri, riviste, modellini e oggettistica di vario genere. E orologi.

L'orologio è il nostro più fido compagno nella vita di tutti i giorni. C'è chi afferma senza mezzi termini di sentirsi nudo se non ha il proprio orologio al polso. Questi complicati strumenti sono, a modo loro, come le auto: gioielli di meccanica, miti intramontabili, dotati di forme e prestazioni straordinarie, prodotti in tante versioni e nelle più appetitose e rare edizioni limitate e sui quali esiste un florido mercato (compreso quelle - ahi noi - delle repliche, sempre più simili agli originali). La misurazione del tempo e le automobili sono indissolubilmente legati tra loro: come semplice riferimento temporale negli spostamenti, come sistema di misura nelle competizioni, come espressione di una determinata filosofia di vita. Puoi sentirti un po' Paul Newman e allora il tuo orologio è (o dovrebbe essere) un Rolex Daytona. Oppure sogni la Porsche 917 alla 24 Ore di Le Mans dunque il tuo mito è il Tag Heuer Monaco reso celebre Steve McQueen. Oppure sei semplicemente convinto che al polso di un appassionato d'auto ci debba essere un segnatempo con cronografo e lunetta con scala tachimetrica ma con una grandiosa tradizione e una grande importanza storica. “Sei fatto”, allora, per il mitico Omega Speedmaster Moonwatch.

Ai lettori il compito di stabilire quale sia il migliore accoppiamento in assoluto: Rolex Daytona con Ferrari Enzo? Porsche 997 GT2 con Tag Heuer Monaco? Omega Speedmaster Moonwatch con Lamborghini Gallardo? La parola al cuore!

ROLEX DAYTONA
L'orologio dedicato a uno dei circuiti più famosi del mondo, dove hanno vinto i giganti dell'automobilismo mondiale (come dimenticare “l'1-2-3” delle Ferrari 330 P4 all'edizione '67?), dagli anni '80 è un vero fenomeno di mercato, assurto al rango di mito per collezionisti dopo un passato trascorso alquanto in sordina. Oggi arriva contingentato nelle boutique del mondo, proposto al prezzo di listino solo ai clienti speciali. Altrimenti, lo si può avere subito sborsando almeno una volta e mezza il suo costo (se risultate simpatici!).
Non si può parlare di autentico “cronografo” nell'ambito della gamma Rolex prima dell'inizio degli anni '60. Anche se mancante della caratteristica scritta sul quadrante, il modello nato nel 1961 con “referenza” (codice numerico identificativo del modello) 6238 (cassa da 38 mm di diametro movimento svizzero Valjoux 72, modificato da Rolex a creare il calibro 722, pulsanti “a pompa”) può essere considerato il primo vero Daytona.
Questa sorta di pre-Daytona è stato prodotto in numerose varianti: cassa in acciaio oppure oro e quadrante bianco o nero. E' rimasto in listino fino al '67. Dal “successivo” modello, nato nel 1963 e recante la referenza, appare per la prima volta la scritta “Cosmograph Daytona”, la scala tachimetrica sulla lunetta (la cornice attorno al quadrante) e i piccoli contatori del cronografo di colore diverso rispetto al quadrante principale. Lo stesso dicasi per la Ref. 6241, equipaggiata con lunetta di colore nero. Parallelamente, nel '65, entrava in commercio (fino al '69) la Ref. 6240, primo tentativo di proporre il Daytona con i pulsanti del cronografo “a vite”.

PAUL NEWMAN.
A partire dalla Ref. 6239, il Daytona offre, all'interno delle sue varianti, la famosa (e molto preziosa) versione Daytona Paul Newman (indossato dal compianto attore americano, sembra, peraltro, senza alcuna velleità promozionale), caratterizzato da alcune differenze con un “6239” normale: il contatore dei minuti cronografici alle ore 9 reca le cifre 15, 30, 45 e 60, al posto dei classici 20, 40 e 60. Inoltre la grafica dei piccoli quadranti è diversa rispetto al modello standard. Oltre al modello 6239, il Daytona Paul Newman è stato proposto nei modelli con referenza 6240, 6241, 6262, 6263, 6264 e 6265. La difficoltà principale relativa a questo modello consiste nell'essere estremamente difficile stabilirne l'originalità “ab origine”.
All'epoca della vendita presso i negozi, infatti, molti proprietari di Rolex Daytona (soprattutto in America) si fecero “aggiornare” il loro modello per trasformarlo in un Paul Newman. Oggi si stima che quelli veramente originali siano poche centinaia e le quotazioni, evidentemente, non hanno un limite: si può partire da 50.000 euro e sfondare comodamente i 100.000 euro alla luce di vari fattori (condizioni, revisioni, conservazione, componentistica originale ecc.).
Durante la sua evoluzione, in particolar modo all'inizio degli Anni '70, il Rolex Daytona è presente sul mercato con varie referenze, a dimostrazione di non aver ancora trovato una sua definitiva via d'espressione. Lo dimostra il fatto che due rare referenze, la n.6262 (prodotta dal 1970 al '71) e la 6264 (dal '70 al '72) possiedano ancora i pulsanti a pompa. Questi modelli, in particolare, montano un nuovo movimento: il calibro 727 con carica manuale. Lo stesso movimento è presente anche su due nuovi modelli, presentati nello stesso periodo: le ref. 6263 (lunetta in plastica nera) e 6265 (lunetta metallica). Questi rimasero in produzione fino al 1988, anno in cui fu presentato un modello completamente nuovo.

DAYTONA ZENITH.
Indicato dalla ref. 16520 è un orologio completamente nuovo: cassa da 40 mm di diametro, voluminosa protezione per la corona, e movimento meccanico a carica automatica di derivazione Zenith El Primero 3019, rinominato Calibro Rolex 4030. Sul quadrante campeggiano le altisonanti scritte “Oyster Perpetual" e "Superlative Chronometer officially certified”. Di questo modello vengono prodotte varie versioni, contraddistinte da uno specifico numero di referenza: cassa in acciaio o in oro, quadrante bianco, nero o di altri colori, bracciale in metallo o cinturino.

L'ULTIMO DAYTONA
Ma c'è tempo per un'ulteriore evoluzione, che ha creato il modello attualmente presente sul listino ufficiale: è il calibro 4130 (montato sulla Ref. 116520), nuovo movimento interamente sviluppato e prodotto da Rolex, che ora può orgogliosamente affermare di produrre autonomamente ogni parte del Daytona. Esteticamente cambia poco: sul quadrante il piccolo contatore delle ore cronografiche e quello dei secondi (precedentemente rispettivamente posizionati a ore 6 e ore 9) si sono ora cambiati di posto. Anche in questo caso le versioni sono molteplici e, ormai, riflettono il successo planetario di questo orologio, fino a raggiungere esiti che un purista non tarderebbe a definire grotteschi. Uno su tutti: il modello leopardato con il caratteristico quadrante e cinturino. Questo modello, in vendita nelle boutique Rolex a prezzi superiori ai 60.000 euro ha la cassa in oro ed è tempestato di diamanti.

TAG HEUER MONACO
Presentato nel marzo del 1969, questo storico modello provocò un vero shock negli astanti con le sue caratteristiche totalmente controcorrente rispetto all'orologeria tradizionale: cassa squadrata, quadrante blu, grande lancetta rossa dei secondi cronografici. Ancora più sensazionale il suo movimento: il calibro 11, meccanico a carica automatica, è stato il primo con cronografo dotato di micro-rotore di carica. è diventato improvvisamente un mito dopo la sua apparizione nel film Le Mans del 1970, indossato dal grande Steve McQueen.
A scatenare l'interesse di McQueen fu Jo Siffert, pilota molto famoso all'epoca, tra i primi ad essere sponsorizzato ufficialmente da una casa orologiera, la Heuer. McQueen, si racconta, fu talmente impressionato dal Monaco da volerne a tutti i costi indossarne un esemplare durante le riprese. E così avvenne. In tal modo, questo particolare modello sportivo divenne presto un cult, al pari di oggi, sogno di ogni collezionista di segnatempo sportivi d'annata.
Riproposto nel 1998 in un'edizione limitata di 5.000 esemplari, si è imposto tra il pubblico degli appassionati e come modello particolarmente trendy, acquisendo uno status ancora più significativo tra gli orologi di prestigio. La fama confermata ha permesso di creare alcune varianti piuttosto interessanti: il Monaco Sixty Nine Concept Watch (prototipo presentato al Salone Internazionale dell'Orologeria di Basilea del 2003, primo esempio al mondo di orologio meccanico “double face” con cronometro elettronico digitale al millesimo di secondo), il Monaco V4 (concept protagonista a Basilea 2004: deve il nome alla presenza di quattro “bariletti” di carica, disposti a V come in un motore a pistoni).
Nel 2006, il Monaco ha voluto recare omaggio anche al suo indossatore. In occasione di quelli che avrebbero potuto essere i 75 anni di Steve McQueen, produsse una serie limitata di 4.000 esemplari, contraddistinti dal quadrante bianco con fascia rossa e blu, richiamo ai colori della tuta di McQueen e Siffert nel film che li vide protagonisti.
Ma il mito non ha ancora finito di stupire, continuando in un rinnovamento continuo. Nel 2007 con il TAG Heuer Monaco Vintage Limited Edition, prodotto in serie limitata di 4.000 pezzi e caratterizzato, sul quadrante dal logo GULF con le bande azzurra e arancione. E' un tributo alla Porsche 917-K con i colori della famosa compagnia petrolifera, guidata da Steve McQueen durante il film Le Mans. Nel 2009, per celebrare i 40 anni dalla nascita di questo storico modello Tag-Heuer presenta una nuova collezione. Oltre al Monaco Classic Chronograph equipaggiato con il calibro 12 a carica automatica, è disponibile una serie speciale in soli 1.000 esemplari della replica originale del primo modello del '69.

OMEGA SPEEDMASTER "MOONWATCH" (Ref. 3570.50)
La saga del “primo orologio indossato sulla luna” inizia nel lontano 1957. E' in quell'anno che viene commercializzata la prima versione. Questo nuovo cronografo sportivo è frutto di uno studio meccanico iniziato ben diciassette anni prima, in piena Seconda Guerra Mondiale. Nel 1940, alla Lemania, una delle aziende orologiere svizzere più quotate al mondo, viene affidato da Omega SA il compito di creare un nuovo calibro per un cronografo con totalizzatore delle ore. Il progetto viene denominato 27 CHRO C12 (movimento di 27 cm di diametro, cronografo, indicatore delle ore cronografiche). Ribattezzato da Omega Calibro 321 (o Lemania 2310) è il primo cuore pulsante del nuovo prodotto. Claude Baillod è responsabile del design dello Speedmaster: cassa da 39 mm di diametro, lunetta (la “cornice” attorno al vetro) in acciaio, quadrante nero, lancette a guisa di freccia, contaminuti alle 3, contaore alle 12, secondi continui alle 9, secondi del cronografo al centro, lancette di grandi dimensioni, quella delle ore con “freccione”.
Nel 1960, la prima evoluzione: il diametro della cassa passa a 40 mm, la lunetta con scala tachimetrica diventa nera, le lancette passano alla configurazione Dauphine.
La NASA dice “sì”. Nel 1965 il Dipartimento spaziale americano si trova nella necessità di avere uno strumento adeguato per i suoi astronauti impegnati in missione. Inizia un processo di valutazione che vede coinvolti cinque orologi di marche differenti per sottoporli a test molto duri e probatori, in condizioni di stress tipiche di una missione spaziale: vengono scelti un Breitling, un Bulova, un Longines, un Rolex e un Omega Speedmaster. I tre finalisti che si contendono la palma di miglior segnatempo sono il cronografo di Rolex, il Longines Wittnauer e l'Omega Speedmaster (la casa svizzera, curiosamente, venne a saperlo solo nell'aprile 1966: da quel momento, il suo Speedmaster sarà ribattezzato come “Professional”).
Il Rolex si fermò nel test di umidità e in quello di elevata temperatura (le lancette si “fusero” l'una sull'altra), il Longines soffrì il distacco del vetro del quadrante (lo stesso guaio accadde con un altro esemplare). Lo stesso Speedmaster non fu brillante al 100%: nel test di decompressione guadagnò 21 minuti, nel test di accelerazione ne perse 21, oltre a vedere seriamente danneggiata l'illuminazione di indici e lancette. Nonostante questo, fu comunque considerato il migliore. Lo Speedmaster, come noto, sbarcò sulla luna nel '69 ed è questo, oggi, il suo vanto. La NASA ne fu entusiasta tanto da continuare ad utilizzarlo per tutti i suoi scopi esplorativi. Nel 1978, con la partenza del programma dello Shuttle, fu sottoposto a una nuova serie di test di robustezza (ancora più severi) assieme ad altri 30 orologi. Ne risultò, ancora una volta, il migliore di tutti.

UN NUOVO MOVIMENTO
Nel 1968, il movimento cambia. Il Calibro 321 viene ammodernato con alcuni miglioramenti per renderlo ancora più preciso e affidabile (dal sistema di smistamento delle funzioni cronografiche con “ruota a colonne” a un dispositivo “a camme”; dai ponti del movimento ad arco al ponte a trapezio, dal bilanciere a viti al bilanciere liscio…). Nasce così il Calibro 861 (o Lemania 1873), del quale negli anni sono state sviluppate alcune versioni che hanno equipaggiato una grande varietà di Edizioni Speciali dello Speedmaster Moonwatch (sicché si può parlare della “famiglia” dei calibri 861). Il Calibro 863, ad esempio, venne utilizzato per un modello “speciale” equipaggiato con un vetro anche sul lato del fondello, che permette di ammirare il movimento. Il Calibro 864 per alcune edizioni limitate prodotte negli anni 90. Il calibro 866 presenta le fasi lunari e si riferisce a un modello speciale prodotto nel 1985 in 2.000 esemplari. Nel 1996, infine, il movimento viene ulteriormente migliorato, e aggiornato in “calibro 1861” (e le sue varianti), con alcune piccole modifiche ed è quello in vendita attualmente presso i concessionari ufficiali.

LE VERSIONI SPECIALI
L'Omega Speedmater Moonwatch è stato prodotto in una vastissima gamma di edizioni limitate, la maggior parte riconoscibili per la particolare grafica dei piccoli quadranti del cronografo, le scritte sul quadrante, la forma delle lancette.
Si segnalano, tra i tanti, l'Apollo 11-30th Anniversary del 1999 (9.999 esemplari), il Moonwatch Snoopy "Eyes to the Stars" del 2003 (5.441 unità), l'edizione speciale “July 20, 1969” (con quadrante bianco e contatori neri). Nel 1985 fu prodotto lo Speedmaster Moonphase con un quadrante aggiuntivo in corrispondenza delle ore 12 e recante il datario e le fasi di luna. Di questo modello furono prodotte tre serie, limitate a 1.300, 400 e 300 esemplari rispettivamente. Bisogna quindi attendere la fine del millennio per assistere alla riproposizione di una nuova collezione Moonphase in varie versioni: quadrante bianco o argentato, quadrante “scheletrato” che lascia intravedere il movimento, cassa in oro bianco ecc.
Nel 2007, inoltre, Omega ha lanciato l'edizione speciale commemorativa dei 50 anni: il “50th Anniversary”, tirato in sole 5.957 unità. L'apoteosi per il collezionista di uno Speedmaster, tuttavia, è certamente l'edizione speciale “Gemini, Apollo, Skylab”, una valigetta (prodotta qualche anno fa in soli 40 esemplari) contenente 23 Moonwatch, uno per ognuna delle missioni compiute dalla NASA in 40 anni di operatività. Il valore di questo eccezionale prodotto supera abbondantemente 100.000 euro.

MOLTI SPEEDMASTER, UN SOLO MOONWATCH
In epoche più recenti la “saga” dello Speedmaster si è allargata a una gamma molto ampia di versioni, caratterizzate da movimenti differenti rispetto al “Moonwatch” (saldamente ancorato alle origini: cassa e bracciale in acciaio, movimento a carica manuale, funzioni di ore, minuti, secondi e cronografo), sviluppati anche il polso femminile. Queste versioni più moderne sono caratterizzate da movimento meccanico ma a carica automatica (calibro Omega) e altre funzioni: datario, giorno della settimana, movimento con particolarità del cosiddetto “scappamento coassiale”. La ref. 3570.50, però, resta saldamente ancorata alle origini.

Autore: Alvise-Marco Seno

mercoledì, gennaio 21, 2009

Cancelliamo il tempo e capiremo - LASTAMPA.it

"Ripensare cosa sia il tempo è il passo più arduo. Siamo abituati a concepire l'uniforme scorrere del tempo; questo grande fiume in cui siamo immersi e che ci trascina. Ma un vero fiume è solo una danza disordinata di milioni di molecole d'acqua; vista da lontano, la danza disordinata diventa un placido e ordinato fluire, a costante velocità. E se il tempo si scomponesse anch'esso in una danza incoerente e disordinata, quando osserviamo il reale alle scale più minute? Se la nostra idea di un Grande Tempo che fluisce non fosse che una specie di approssimazione, che ha senso solo su scale «grandi»? Se per scrivere le equazioni fondamentali che descrivono il mondo fosse necessario dimenticarsi del tutto della variabile «tempo»? In fondo, come aveva osservato Newton, non osserviamo mai direttamente il tempo: osserviamo solo posizioni di oggetti che si muovono, come le lancette degli orologi. Newton aveva ben scritto che l'esistenza del tempo è una «utilissima ipotesi» per mettere ordine nella complessità del reale. Se questa ipotesi fosse utile alle nostre scale usuali, ma non più a scale molto piccole o molto grandi? Se il tempo in realtà non esistesse? Un'idea altrettanto assurda che pensare che la Terra galleggi nello spazio."

L'enigma del tempo, La comprensione del tempo - [Agorà Magazine]

Ma a quale velocità va il suo ticchettio? E l’orologio che misura la vita di un uomo in una città sovrappopolata è identico a quello di un piccolo centro?

Qualcuno risponderà: il tempo è sempre quello, quel duplice movimento della terra di rivoluzione attorno al sole ( anno) e rotazione proprio asse (giorno).Ma, a volte capita che il tempo passi velocemente o un minuto diventi eterno; non è questo forse uno dei tanti enigmi del tempo? se così fosse non esisterebbero Chrònos e Kairòs o meglio Chrònos: il tempo cronologico esterno a noi, Kairòs: il tempo esistenziale, emozioni, eventi personali.

Noi, di rosa stupor mundi, abbiamo un vantaggio come comes, amici.

Cum ES è la radice di questa parola. ‘Vita’ (ES) ‘assieme’.

Assieme decidiamo di scrivere, assieme arriviamo ad impostare un problema-soluzione. Assieme, noi comes, arriviamo al SI’.

Davanti al caso del tempo che l’uomo affronta da sempre, abbiamo notato il caos temporale delle emozioni che fa dimenticare qualsiasi misura, perché misurare il tempo è già andar fuori della dimensione del tempo, come dice Heidegger.

“L’esserci, nella quotidianità, non è l’essere che io sono, bensì la quotidianità

dell’esserci è quell’essere che si è. E quindi l’esserci è il tempo che si è

l’uno con l’altro: il tempo del ‘Sì’. L’orologio che si ha, ogni orologio, indica

il tempo dell’essere-l’uno-con-l’altro-nel-mondo”: questo scrive Heidegger : 44 ne ‘Il concetto del tempo’ (Adelphi 2008), da una conferenza che tenne dinanzi ai teologi di Marburgo nel luglio del 1924.

In altre parole: il fatto che noi abbiamo un progetto in comune fa sì che ci siamo

ed il sì condiviso definisce il tempo dei fatti progettati assieme. Questo articolo

può nascere in un giorno, in una settimana o più. Nato, è un fatto che il direttore

farà articolo per tutta la piazza, o non farà. Il tempo degli altri sarà scorso intanto con altri ritmi.

La pubblicazione dell’articolo darà modo al lettore di farsi uno con noi. I tempi

di pubblicazione e, soprattutto, quelli di lettura, saranno plurali rispetto alla

nostra unità progettuale. Diventerà uno con noi chi vorrà rispondere, in ogni momento. Tra un giorno, un mese, un anno.

Nei millenni l’uomo si è affidato agli astri ad eventi e fenomeni periodici come le fasi lunari per costruire calendari, clessidre ad acqua/sabbia, orologi solari meridiane e gnomoni anche monumenti megalitici ancora oggi visitabili; a quei tempi il ticchettio di un orologio da tasca era ancora molto lontano figuriamoci poi la nuova natura del tempo con la teoria della relatività di Albert Einstein.

Appunto ragionando su questa teoria Heidegger ha costruito nel 1927 Essere e tempo, un pilastro del pensiero moderno che ha sviluppato Il concetto di tempo che abbiamo detto.

La teoria della relatività ci apre un nuovo enigma, dove il tempo non è più valore assoluto ma “rallenta” quanto più ci si approssima alla velocità della luce”.

La pubblicazione di Lingua fu dingua in libri di Agoramagazine apre ad una nuova comprensione linguistica del tempo?

Questo è il motivo della seconda parte del titolo: se time è TI ME, vita del ME, per tutti allora Il concetto di tempo andrebbe modificato nel titolo: Archetipo del tempo, ovvero ‘sul modello perfetto di tempo’.

martedì, gennaio 06, 2009

Telefono da polso per LG al CES - Hardware Upgrade - Il sito italiano sulla tecnologia - www.hwupgrade.it

Telefono da polso per LG al CES - Hardware Upgrade - Il sito italiano sulla tecnologia - www.hwupgrade.it

I grandi orologi sono senza tempo, ecco come sceglierli - Articolo - ilGiornale.it del 02-01-2009

Fino a non molti mesi addietro, possedere un’importante collezione di orologi, era considerato un investimento quantomeno stravagante, specie se paragonato alle rendite del mercato azionario oppure a quelle dell’edilizia. La crisi attuale ha visto però spostare l’ago della bilancia proprio a favore di settori meno usuali, come gli orologi.
La spia di questo andamento in controtendenza si è avuta nella sessione autunnale delle consuete aste orologiere di Ginevra. Il settore è apparso in ottima salute: non solo non ha subito flessioni di rilievo, ma anzi ha visto aumentare numero e consistenza dei pezzi battuti. In quattro sessioni, effettuate da Christie's, Antiquorum, Sotheby’s e dalla new entry Patrizzi & Co, sono stati venduti orologi per la cifra record si 46,5 milioni di franchi svizzeri, pari a circa 30 milioni di euro, un indiscutibile successo. Eppure, proprio le stesse case d’asta erano state le prime ad aver temuto il peggio, preparando le loro contromosse: ad esempio Christie’s e Sotheby's avevano avvisato i venditori che in generale i prezzi di riserva (è il prezzo minimo a cui un venditore è disponibile a vendere) erano stati abbassati, così come i prezzi minimi «segreti».
Il risultato migliore in assoluto è stato registrato, con 17,8 milioni di franchi svizzeri, da Christie's (recentemente entrata a far parte delle proprietà del miliardario francese François Pinault) che ha venduto l’82% dei 409 lotti presentati. Un successo che Aurel Bacs, co-direttore del dipartimento orologeria di Christie’s, ha definito «per certi versi storico. È chiaro che in futuro potranno esserci delle correzioni, ma il risultato appare reale e non frutto di speculazioni. Anzi, la crisi ha tolto di mezzo quelli che noi chiamiamo gli “easy money”, gli speculatori, lasciando il campo ai collezionisti reali, che seguono da sempre il mercato e possono offrire continuità e sostanza».
Appare chiaro quindi che il mercato orologiero non è soltanto vivo, ma soprattutto che viene visto come un vero e proprio «bene rifugio» da molti investitori sparsi ai quattro angoli della Terra. Naturalmente, ogni ragionamento economico da fare su questi beni prevede tempi molto lunghi, conoscenza del settore e una disponibilità economica importante. Gli affari infatti non si realizzano con i pezzi da poche migliaia di euro, ma esclusivamente con marchi blasonati e modelli di alto valore, scelti con cura. A questo proposito si nota, nella sostanza, una tenuta delle quotazioni dei celebri Patek Philippe, specie di quelli complicati o pluricomplicati, con i cronografi più blasonati, le celebri referenze (è il numero che designa un modello) 130 e 1463 degli anni '50 e'60, a fare da zoccolo duro per qualsiasi collezione. Importante poi registrare come le stime dei Rolex siano, da qualche anno a questa parte, in crescita esponenziale. Un vero boom, legato però ad un solo modello, il celebre Daytona, che in alcune rare versioni di quadrante, ha toccato in questi giorni anche la quotazione di scambio record di 500mila euro. Da notare, proprio per questo celebre cronografo, come l’euforia non riguardi più solamente il celeberrimo quadrante “Paul Newman”, quanto le versioni speciali, i prototipi e le varianti meno conosciute. Se poi si vuole rischiare, ma solamente un pochino, allora in cassaforte si potranno anche mettere alcuni storici Panerai, ricercati e pagati cifre costantemente in crescita, ed i Cartier più rari ed inusuali. In tutti i casi, con accortezza e pazienza, il risultato saranno delle collezioni la cui quotazione non subirà mai impennate (in positivo o in negativo) fuori dal comune, ma manterrà il suo valore nel tempo: e questo, nel momento attuale, è già molto.

lunedì, ottobre 06, 2008

GirardPerregaux, l’orologio che batte il tempo alle Borse

GirardPerregaux, l’orologio che batte il tempo alle Borse


MARCELLA GABBIANO

Punta sull’ora italiana l’unico cronografo al mondo che indica contemporaneamente le ore del nostro pianeta e gli orari di apertura delle cinque piazze finanziarie clou: New York, Londra, Hong Kong, Tokyo e Milano. Lo ha realizzato (in edizione limitata) la maison GirardPerregaux per festeggiare i duecento anni della Borsa Italiana, si chiama ww.tc Financial Milano ed è l’ultimo modello della collezione ww.tc (world wide time control) che deve il suo nome al fatto che sugli orologi si legge contemporaneamente l’ora di 24 città distribuite sui diversi fusi orari. «Il prossimo — anticipano dalla manifattura svizzera di La ChauxdeFonds — sarà dedicato alle donne: oltre alle ore del mondo riporterà quella della capitali dello shopping internazionale».
E, a proposito di capitali del lusso, GirardPerregaux continua la sua espansione attraverso l’apertura di nuovi negozi monomarca. In calendario entro la fine di quest’anno c’è Mosca a cui nel 2009 seguiranno Praga e New York. Tre location che si andranno ad aggiungere alle altre sei aperte negli ultimi anni a Gstaad, Pechino, Shanghai, Macao, Hong Kong e di recente a Hyderabad, la prima boutique Girad Perregaux nel promettente mercato indiano. Le insegne del marchio spiccano anche nei corner di prestigiosi department store a Singapore, Dubai, nei Caraibi e nel Bahrain. Insieme ai punti vendita diretti cresce anche la catena distributiva multimarca che oggi conta 550 gioiellerie e orologerie sparse nel mondo.
Un piano di sviluppo scandito dai tempi e dai modi pacati, eleganti che appartengono allo stile di vita di Luigi Macaluso, Gino per gli amici. Architetto di formazione, da sempre ama la perfezione delle forme, l’armonia dei meccanismi. Due passioni che lo hanno portato a seguire personalmente il design delle sue case e, più tardi, quando ha preso le redini della GirardPerregaux, a curare il concept delle boutique del marchio. Da provetto pilota di rally ha anche disegnato le auto su cui correva. Ma alla fine ha scelto la strada dell’imprenditoria.
Nel 1992 diventa presidente e azionista di riferimento della Sowind, società svizzera specializzata nell’alta orologeria che ha sede a La ChauxdeFonds che detiene i marchi GirardPerregaux e Jean Richard (dedicato a Daniel Jean Richard pioniere dell’orologeria nel cantone di Neuchatel durante il XVII secolo), oltre al centro di ricerca e la Sowind Manifacture, una delle ultime vere manifatture indipendenti in Svizzera che producono movimenti (anche per gli altri marchi dell’alta orologeria) e tutti i componenti degli orologi. Insomma, creano "in casa" i loro segnatempogioiello. «Abbiamo sempre investito in innovazione e sviluppo una parte importante del nostro fatturato. Una strategia che ci ha portati da un lato a essere indipendenti in tutte le nostre scelte e dall’altro a avere prodotti molto sofisticati e molto originali. Negli anni abbiamo depositato più di un centinaio di brevetti relativi ai movimenti, cioè i meccanismi di base degli orologi».
Una perenne ricerca, «ma nella continuità, nel rispetto della tradizione di un marchio come Girard Perregaux che vanta due secoli di storia». L’attività della maison nasce infatti nel 1791e alcuni dei design e movimenti più innovativi creati da Constant Girard nel XIX secolo, come il Tourbillon con tre ponti d’oro, sono tuttora in produzione con qualche piccolo aggiornamento. «Una tale longevità di forma e funzionalità — tengono a dire a La ChauxdeFonds — è un episodio raro negli annali dell’orologeria».
Macaluso in questi anni ha difeso ostinatamente non solo l’indipendenza tecnologica di Girard Perregaux e Jean Richard, ma ha anche tenuto l’azienda fuori dalle grandi concentrazioni nelle quali con il tempo si è raccolta l’industria svizzera degli orologi. Fino a quando ha incontrato FrancoisHenri Pinault, figlio di Francois Pinault, fondatore del gruppo francese Ppr, che tra i tanti ha in portafoglio i marchi di lusso del Gruppo Gucci (Gucci, Bottega Veneta, Yves Saint Laurent, Balenciaga, Boucheron, Sergio Rossi, Alexander McQueen e Stella McCartney); oltre a una sfilza di catene della grande distribuzione (dall’editoria, prima fra tutte la Fnac, all’arredamento e abbigliamento). Nel suo insieme il gruppo Ppr, quotato alla borsa di Parigi, conta su un giro d’affari che nel 2007 ha raggiunto i 19,8 miliardi di euro, e è presente in 90 paesi con 95mila collaboratori. «Appassionato di orologi da sempre, competente e serio — racconta Macaluso — Pinault mi ha convinto con le sue idee i suoi principi e i suoi progetti». In più il "contenitore" Gucci Group aspira a avere una forte presenza nel settore dell’alta orologeria. Risultato: a giugno viene firmato un accordo strategico di lungo termine, in base al quale Ppr entra in Sowind group con una quota del 23 per cento, Macaluso diventa membro del comitato esecutivo di Gucci Group ed entra a far parte del consiglio di amministrazione di Boucheron. FrancoisHenri Pinault diventa vicepresidente di Sowind e Robert Polet consigliere.
Insomma, una partnership complementare. Da una parte i meravigliosi oggetti di Girard Perregaux (capolavori di meccanica e di design). Dall’altra una "macchina del lusso" (con negozi ovunque e strategie di marketing molto aggressive) come il gruppo Ppr con tutti i suoi marchi prestigiosi.

lancaster

Lancaster Italy, la strategia accessibile



In quindici anni di attività Lancaster Italy ha puntato tutte le sue risorse sull’export, scommettendo su un fattore di crescita oggi più che mai evidente: la domanda globalizzata di "lusso accessibile".
«Fin dalla nascita del progetto — spiega Vincenzo Sardone, area manager mercati Europa e Africa — il nostro motto è sempre stato "un diamante per tutti". Una scelta che si è concretizzata in linee di orologi di gusto fashion impreziosite da veri diamanti naturali. Adottando una politica dei prezzi aggressiva e proponendo collezioni dal design tipicamente italiano, siamo riusciti ad individuare un mercato che non conosce confini, né geografici né di crescita». Distribuito in 5 continenti con più di 3.000 punti vendita e oltre 150.000 pezzi prodotti e venduti ogni anno, Lancaster Italy offre il lusso a prezzi concorrenziali. «Il modello più prestigioso — aggiunge Vincenzo Sardone — è il "Ceramik Chrono Diamonds De Luxe", un cronografo che, impreziosito da 517 diamanti per un totale di 4,34 carati, si può definire a tutti gli effetti un gioiello segnatempo».
Forte di un’accorta politica distributiva e grazie alla presenza nelle fiere più importanti a livello internazionale (da Baselworld a Vicenza Oro, fino ai saloni del lusso di Las Vegas, nel Bahrain e a Dubai), Lancaster Italy ha recentemente consolidato la presenza del marchio in Russia, Ucraina e Polonia e nei mercati del Mediterraneo (dal Libano a tutti i paesi del bacino del Mediterraneo). Fra questi emerge la performance raggiunta in Spagna, dove a metà dello scorso settembre il marchio di orologi made in Italy, ha proposto le sue ultime collezioni nella fiera "Iberjoya" a Madrid. In quella occasione Lancaster (già sponsor del contest di Miss e Mr. España), si è fatto conoscere grazie alla presenza nello stand, in qualità di testimonial, dei due vincitori dell’edizione 2008 del concorso. Il prossimo appuntamento, programmato a fine ottobre, sarà a Tfwa Cannes (Tax Duty Free Word), la Fiera Mondiale dedicata al settore Duty Free, canale in cui Lancaster Italy sta raggiungendo brillanti risultati. (e.m.a.)

lunedì, febbraio 04, 2008

Rolex daytona Black IP

PVD Rolex Daytona Chronograph

[ via QP Magazine ]

It appears that Bamford & Sons has already created PVD-treated Rolex Submariners and GMT Masters and now they have created an exclusive line of black Rolex Daytona chronographs. I am glad that another company has caught on to the black trend in the watch industry. Rolex came out with a bunch of new and redesigned models this year, but for some reason they missed this. Bamford & Sons has created stainless steel IPods and now you can get your blacked out Rolex even if Rolex does not approve, and this one is $19,500.

lunedì, gennaio 28, 2008

watch phone.il futuro?

Orologi cellulare: innovativi e alla James Bond

25/012008 - Orologio cellulare, ce n'e' per tutti i gusti! Partiamo dal Watch Phone M800. Il web e' pieno di prove e recensioni. I commenti sono abbastanza positivi. La confezione del Watch Phone M800 prevede, oltre al telefono orologio, un auricolare bluetooth stereo, il caricabatteria, il cavo dati USB per il Watch Phone, un secondo cavo per ricaricare l'auricolare, e poi una seconda batteria e i manuali (in Inglese), per device e accessorio audio senza filo. Prezzo? Variabile. Sul web esistono molti venditori che lo trattano e il suo prezzo varia dai 105 € a 135 € circa. Passiamo al nuovo e misterioso cellulare orologio di LG Electronics. Voci affidabili lo danno presto in arrivo sul mercato. Si tratterebbe di un modello con un design ispirato ai modelli LG Electronics della gamma Shine e soltanto tre tasti per interagire con le varie funzioni e l'interfaccia utente. Arriviamo all'orologio cellulare della Turtle Wireless (la tartaruga senza fili), una piccola societa' americana. Presentato al recente CES, il TWP-800 e' un tribanda GSM/GPRS dotato di Bluetooth, player MP3, display a colori touchscreen con interfaccia grafica e Wap 2.0. Il prezzo annunciato si aggira sui 200 dollari.

Infine parliamo del nuovo telefonino da polso W100 della Hyundai. Sembra un orologio in tutto e per tutto, e in realta' lo e' ma solo per l'1% rispetto a tutto cio' che puo' fare; lo si mette al polso e si puo' vedere l'ora effettiva e di tutti i paesi del mondo in un ampio display da 1,3 pollici, ma all'evenienza puo' diventare fotocamera digitale e scattare foto dalla risoluzione massima ottenibile di 1.3 Megapixel. Foto che verranno salvate in una memoria di tipo MicroSD espandibile quindi fino a 2GB che potranno essere inviate ad un altro PC o cellulare tramite una connessione via cavo, via bluetooth e non solo: anche tramite MMS. Il W100 di fatti e' anche un telefono cellulare in piena regola: sms, wap, gprs per il download a pacchetti e un comodo auricolare bluetooth incluso nella confezione per le chiamate vocali. Come ogni cellulare di ultima generazione che si rispetti ha anche un registratore vocale e un lettore mp3/mp4 con brani che potranno essere impostati come suoneria e abbinati al modo "vibrazione".